Se viaggiare da soli è bello, navigare da soli è meraviglioso

by jasna

»Da sola? Ma veramente? Per tre mesi???«

Quando ho annunciato ad amici e conoscenti di essere nuovamente in partenza per la Polinesia, quasi tutti hanno fatto il solito sospiro seguito da un altrettanto solito “Beata te…”. Subito dopo sono arrivati i commenti sul fatto che parto da sola.

“Ma non ti annoierai? Non hai paura? E se ti succede qualcosa?”

Chi mi conosce bene non ha battuto ciglio, sapendo che da anni ormai preferisco viaggiare da sola.

Il mio primo viaggio in solitaria non è stato una mia scelta: semplicemente non avevo trovato nessuno che a febbraio volesse o potesse scappare a Cuba per un paio di settimane. E meno male! Quel mio primo viaggio oltreoceano da sola fu una gran scuola di vita. Imparai veramente tanto. Viaggiare da soli ci costringe ad uscire dalla nostra zona di comfort che già di per sé è qualcosa di positivo. Una volta partiti siamo costretti a legare con perfetti sconosciuti, sia gente del luogo che altri viaggiatori, persone che spesso ci insegnano qualcosa e che probabilmente non avremmo conosciuto avessimo viaggiato in compagnia. E poi siamo costretti a decidere tutto da soli e a trovare soluzioni quando qualcosa va storto. Sono convinta che ognuno dovrebbe provare a farlo, almeno una volta nella vita. Viaggiare da soli ci premette di conoscere meglio il mondo che ci circonda, ma è soprattutto una meravigliosa avventura alla scoperta di noi stessi.

Da sola in Malesia, novembre 2009

Viaggiare in barca non è molto diverso – navigando con gli amici ci si diverte tanto e per molti il piacere della vela è proprio questo. Anch’io quest’estate avevo la barca sempre piena di gente: veleggiate con le amiche, crociere in Croazia, corsi di vela e corsi crociera, innumerevoli aperitivi e cene a bordo con gli amici, insomma, la barca era piena di vita dalla mattina alla sera. Sono fatta così, adoro condividere la mia passione per la vela con gli altri. Quando poi guardo le persone mentre sbarcano e mi rendo conto di essere riuscita a farle innamorare di questo mondo in due soli giorni, quando ho l’onore di portarle a fare la prima navigazione notturna, o quando vedo i loro occhi fissare le grandi onde a poppa con un mix di paura e di gioia, allora mi sento veramente onorata di poter offrire loro un’esperienza che difficilmente dimenticheranno.

Una settimana di bordi e risate tra Lussino e Trieste
Uno dei tanti corsi per principianti

Ogni tanto però mi viene voglia di avere il mare solo per me, di salpare da sola. Il silenzio e la solitudine creano un’intimità con il mare che in compagnia semplicemente non è possibile replicare. Dopo un’estate così sentivo il bisogno di stare un po’ da sola con il grande blu.

Ero appena tornata dall’ultima crociera, quando mi è arrivata la chiamata di un amico.

“Devo tornare in Europa per tre mesi. Hai voglia di venire alle Tuamotu e prenderti cura della mia barca finché non torno?” Che domande!

Il giorno dopo ho comprato il volo e due settimane dopo sono partita, rinunciando tra l’altro a due importanti presentazioni del mio libro (una alla Barcolana e l’altra al salone nautico di Genova! Chiedo umilmente perdono al mio editore Il Frangente) Ma al richiamo della Polinesia non si può dire di no.

Appena mi sono ripresa dallo jet-lag ho salpato l’ancora, issato le vele e puntato la prua verso sud. Destinazione Hirifa, una delle baie più belle del Pacifico.

Erano due anni che non portavo da sola quella barca, quindi sono partita con un po’ di incertezza e di paura, emozioni che mi hanno costretta ad essere ben concentrata. Del resto, se si naviga in solitaria su un 56 piedi in un atollo, la massima attenzione è d’obbligo. A parte tutte le solite prudenze dei solitari, dovevo anche avere lo sguardo fisso a prua per non rischiare di andare a sbattere in qualche testa di corallo non segnata sulle carte nautiche.

Ero concentratissima, ma il mio cuore era pieno di gioia. Ogni tanto mi prendevo un momento per godermi la bellezza che mi circondava e riempirmi i polmoni di aria oceanica. Ma soprattutto mi godevo la grande soddisfazione che deriva dal navigare in solitaria. L’assenza di altri membri dell’equipaggio da incolpare ci costringe a prenderci la completa responsabilità di tutte le decisioni e di tutti gli errori. Dobbiamo guardare in faccia i nostri limiti e le nostre debolezze e tirare fuori tutte le capacità e la forza necessaria per arrivare a destinazione.

Quando tutto va male, è dura. Spesso mi arrabbio con me stessa, con la barca, a volte mi viene anche da piangere.

Ma quando va tutto bene, quando gli alisei riempiono le vele e attorno a me luccica il mare calmo della laguna, allora la navigazione diventa pura gioia. La navigazione di ieri mi ha riempito di leggerezza, di gioia, di un bellissimo senso di totale libertà.

 Se viaggiare da soli è bello, navigare da soli è meraviglioso.

Ma ora chi mi smuove da qui?

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